giovedì 24 aprile 2008

“SI STAVA MEGLIO PRIMA…”

Quando ero giovane questa frase, oppure l’altra, “Ai miei tempi si stava meglio…” l’ho sentita ripetere centinaia di volte da persone anziane che frequentavo, ed anche dai miei genitori.
Devo dire che tali frasi mi sembravano delle “bestialità” considerando il livello di benessere raggiunto dalla popolazione via via che il progresso e la scienza avanzavano a passi da gigante.
Allora ritenevo che questi discorsi fossero soltanto il frutto della nostalgia e del rammarico di non essere più giovani.
Pensavo che fosse soltanto banale retorica, mai avrei creduto che anch’io un giorno li avrei fatti.
Ora che purtroppo anch’io ho imboccato il viale del tramonto mi ritrovo a pensare, anche se non lo dico, che sì, forse “Si stava meglio prima…”; e allora mi domando se non stia “rincoglionendo!”
Quando però mi metto a riflettere con più attenzione mi convinco che, effettivamente, molte cose erano meglio prima.
Una era senza dubbio molto meglio prima: i rapporti umani che esistevano fra conoscenti e abitanti dello stesso quartiere.
Probabilmente ci accomunava la grande miseria (parlo del primo dopoguerra).
Ricordo che nel casamento dove abitavo, le massaie, allora si chiamavano così, si scambiavano i favori ed anche il cibo e questo avveniva con grande naturalezza, senza alcun ritegno, ritenendo evidentemente logico aiutarsi l’un l’altra.
Altra cosa positiva di allora, a mio parere, era accontentarsi della nostra condizione, senza guardare chi aveva più di noi.
Noi ragazzi eravamo felici quando i nostri genitori potevano darci qualche lira; subito correvamo dal giornalaio a comprare le figurine dei calciatori e dei ciclisti.
Iniziava allora il mercato dei “doppioni”: passavamo delle ore a fare gli scambi e quando avevamo una figurina “rara” il prezzo saliva.
Alcuni di quei ragazzi da grandi hanno intrapreso l’attività di commercianti e chissà se lo scambio di figurine e giornalini, praticato da piccoli, non gli sia servito da scuola!
A questo punto non posso non pensare alla differenza con i ragazzi di oggi, ai quali non manca niente, alcuni di loro hanno non uno ma due telefonini e non sono mai contenti.
Si annoiano sempre, mentre noi inventavamo continuamente nuovi giochi fatti di niente e non sapevamo cosa fosse la noia.
Se proprio non avessimo saputo cosa fare c’era sempre la caccia alle lucertole.
E la Pescia ci aspettava per fare alle sassate con i “domaioli” o chiappare anguille e ranocchi.
Altra cosa che ritengo fosse meglio prima era l’aspettativa e l’entusiasmo che avevamo per il futuro. Venivamo dal periodo bellico, avevamo passato dei momenti orribili; il futuro non poteva che essere migliore, molto migliore.
E noi tutti ci rimboccammo le maniche perché ciò avvenisse!
E difatti avvenne e in tutto il mondo lo chiamarono “il miracolo italiano”.
Se penso a qual è oggi la prospettiva che hanno i giovani che devono formarsi una famiglia, con la precarietà del lavoro, le pretese sempre crescenti instillate dal
consumismo imperante, basta vedere gli spot televisivi dai quali sembra che abbiamo bisogno solo di nuovi e più sofisticati cellulari “tuttofare” e di auto sempre più fantascientifiche; ebbene se penso a tutto questo mi viene proprio da dire:Si! ”Si stava meglio prima…”
Ma forse sto proprio rincoglionendo!!!!!!!!!!

Romano Zanobini


Sensazioni, emozioni

Magia di un antico gioco
trasparenti, leggere piume
prigioniere del vento primaverile
vanno,
stamani,
nell’aria fresca del mattino,
le bolle di sapone,
dai tenui, ialini colori dell’arcobaleno.
Salgono, scendono,
si uniscono, si separano,
si annullano, in un delicato gioco.
Occhi estasiati
seguono la loro dolce, quieta danza.
Piccole,
grandi,
eteree,
fragili bolle di sapone;
sogni di ieri,
sensazioni, emozioni
che si disperdono in un nulla
dai magici, vitrei colori.


Sira Michelotti

La supplente





Era una calda giornata. Erano gli ultimi di marzo. Un po’ presto per essere caldo però. Il sole era magnifico. La via era bianca di polvere. Da come picchiava su il sole si sarebbe detto giugno. Ma avevamo ancora il soprabito e la sciarpa al collo. Non poteva essere giugno. Però la sciarpa dava noia. Accidenti che strada lunga. Senza nemmeno dieci centimetri quadrati d’ombra. Già i centimetri quadrati sapranno trovare l’area quei ragazzi? Prendere una classe a mezz’anno è sempre una noia. Per una settimana almeno non sai cosa fare. Quando andavo a scuola pensavo con invidia agli insegnanti mi sembravano liberi, senza responsabilità, credevo che se una mattina pioveva potessero anche rimanere comodamente a letto, e mi sembrava che non lavorassero gran che, in ogni modo senza fatica. Accidenti che fatica! Quante svolte ancora prima del paese? Che sole! La strada è maledettamente piena di polvere. Le ruote della bicicletta lasciano un fumetto continuo. Fumetto? Mai letto un fumetto. Non serve. Al massimo li puoi guardare. Si crederanno persone intelligenti quelli che li fanno i fumetti? Sarebbero intelligenti se credessero che i fumetti hanno valore solo per loro e soltanto perché ci guadagnano. Sarebbero intelligenti e realisti. Viva la verità! E’ il motto del realismo? Forse è meglio viva la realtà. Però che differenza c’è fra realtà e verità? Ecco la realtà è materiale, no meglio: la realtà riguarda le cose e i fatti e tutto ciò che è concreto e la posizione esatta di tutto ciò che è concreto rispetto all’altro concreto. La verità invece riguarda l’essenza delle cose. No, che c’entra l’essenza delle cose. Con questo sole non mi riesce più ragionare. Si, l’essenza c’entra. La verità è l’essenza della realtà, l’astrazione della realtà. La verità è l’idea della realtà. L’una è concreta e l’altra astratta. Uffa, questo sole è maledettamente concreto e anche la polvere e il chilometraggio. No, il chilometraggio è astratto, sono i chilometri concreti. Bellina quella lucertola sul muro. Sta al sole. Hanno un’aria cosi timida le lucertole! E sono belline, nel loro genere si capisce e fanno una bella vita. Se c’è il sole al sole e se piove in un buchetto ad aspettare che smetta. E mangiare? Ma, si arrangeranno. Non so perché ma la devo prendere la lucertola. Sono stanca, ho sete. Meno male la c’è un po’ di ombra. Ecco laggiù ci deve essere il paese. Si. Si. E’ il paese. Meno male. Però le lucertole sono molto carine, e timide, si timide, scappano sempre, sono l’equivalente delle mammole, anche le mammole sono timide, si dice che siano timide però non scappano. No, come vuoi che scappino, però si nascondono tra l’erba. Allora hanno paura. No, sono timide. Timide o hanno paura? La timidezza è una cosa, la paura un’altra. Io per esempio sono timida ma non ho paura. O ho paura e non sono timida. Non mi importa un accidente di sapere ora come sono. Però ci voglio pensare. Serve sempre conoscersi, si sa dove si può arrivare e non si fa mai il passo più lungo della gamba. Mi fanno male le gambe accidenti: pedalo, pedalo. Oh! Ecco il paese. La scuola deve essere quella lì. Ci sono i ragazzi. Si è la scuola. Chissà se questi ragazzi vanno a caccia di lucertole. Forse si. E le bimbe cercheranno le mammole. Mammole e lucertole. Bimbe e bimbi. Buongiorno ragazzi!

Etheridge Rosa